(LP)hotographer | Michael Lavine

Mi sono avvicinata all’ascolto della musica rap gradualmente. Fino ai primi anni universitari, ne sapevo davvero poco. Conoscevo qualche pezzo, mi capitava di ascoltarlo, ma è stato soltanto negli ultimi anni che mi sono resa conto di non riuscire a farne a meno.
Probabilmente non vi è giorno in cui non ascolti almeno un brano rap e mi fa impazzire l’idea di aver ancora così tante cose da imparare di un genere musicale che ha tantissimo da raccontare.

A tal proposito, mi permetto di consigliarvi la serie di documentari “Hip-Hop Evolution” disponibile su Netflix, che segue l’evoluzione incredibilmente dinamica dell’hip hop dall’inizio degli anni Novanta ad oggi.

Tra i vari pezzi rap oramai presenti nelle mie playlist, ce n’è uno che, sin dalle prime note, mi fa sobbalzare sulla sedia: “Hypnotize” di Notorius B.I.G. (o più semplicemente Biggie), contenuta nell’album “Life After Death” pubblicato il 25 marzo 1997, 16 giorni dopo la sua morte.

Non mi soffermerò sulla vicenda, intricata e ancora irrisolta, della sua morte, d’altronde l’obiettivo di questa rubrica è un altro.

Seppur si tratti di un album postumo, “Life After Death” fu concepito e realizzato secondo la volontà di Biggie, il quale, dopo una serie di incidenti, decise di concentrare il suo lavoro su tematiche che riteneva importanti: “My mom… my son… my daughter… my family… my friends are what matters to me now“.
L’album contiene numerose collaborazioni (Puff Daddy, Jay-Z, R. Kelly e altri) e le basi sono affidate ad artisti di fama internazionale, come Premier, RZA del Wu-Tang Clan e Easy Mo Bee.
Nel 2000 viene certificato disco di diamante dalla RIAA (Recording Industry Association of America), premio più mai conferito ad un disco hip hop solista e difatti viene tutt’oggi considerato uno dei migliori album della storia dell’hip hop.

Ma non è di numeri che vorrei parlare, né di premi e classifiche, ma dello scatto che fa da copertina all’album.

Biggie indossa un lungo cappotto e una bombetta nera, appoggiato a un carro funebre con targa B.I.G.
Quasi una profezia, come il titolo dell’album.

Autore della fotografia è Michael Lavine, originario di Denver, arrivato a New York nel 1985.
Dopo un periodo presso la Parsons School of Design e uno stage con il fotografo di moda Francesco Scavullo, Lavine iniziò la propria attività nel 1988, realizzando servizi fotografici per i Nirvana, Sonic Youth, the Beastie Boys e molti altri.
Successivamente arrivarono i primi lavori con il mondo hip hop: Notorius B.I.G, Big Daddy Kane, Missy Elliott, Jay-Z, Tupac, Eminem.

In alcune interviste Lavine dichiarò «La scena grunge e quella dell’indie indie-rock erano incentrate sulla musica. Nessuno era concentrato sull’avere successo. Kurt Cobain era essenzialmente contrario all’idea di essere popolare. Quando ho avuto a che fare con la scena hip pop fu tutto il contrario: tutti volevano fare soldi ed essere famosi. Era una mentalità completamente diversa. Ho cercato di definire meglio i loro stili. Ho una forte sensibilità grafica e questo mi ha permesso all’epoca di lavora molto bene con gli artisti hip pop. Sono sempre stato in grado di tradurre il caos di una situazione in qualcosa di migliore di quello che effettivamente fa. Questo è il mio lavoro».

Cercò dunque di rappresentare l’hip hop in un modo diverso da altri, trascurando il lato violento e aggressivo che spesso era stato rappresentato. Nei suoi scatti non vi sono pistole, né atteggiamenti provocatori.

Tornando allo scatto di Life After Death, Lavine raccontò che il produttore dell’album, Puff Daddy, fu particolarmente esigente e dopo aver scartato vari cimiteri individuati da Lavine, il fotografo si rivolse ad un location scout per trovare quello giusto: il Cypress Hills Cemetery, situato su un promontorio al confine tra Brooklyn e Queens.

Data fissata per il servizio fotografia: 24 gennaio 1997.
Una giornata fredda e grigia. Biggie camminava con un bastone a causa di un incidente d’auto di pochi mesi prima che gli aveva provocato la rottura della gamba sinistra.
Lavine raccontò che, sebbene in molti ritenessero Biggie scontroso, durante il lavoro mantenne un comportamento assolutamente professionale.
Il fotografo cercò una posizione ideale all’interno del cimitero, in cui poteva raccontare visivamente la storia di Life After Death  e spiegò “Volevo avere un po ‘di spazio attorno al carro funebre. Non volevo che fosse troppo stretto. Ho trovato un posto e poi abbiamo avuto una macchina del fumo per dargli un po ‘di atmosfera, mentre lo stylist Groovey Lew cercava di ottenere lo stile giusto”, ma non era ancora soddisfatto e iniziò ad esplorare il cimitero da solo, fin quando trovò un posto fantastico in cima.
Lì Lavine vide subito nella sua mente l’immagine che avrebbe voluto realizzare, dunque tornò da Puff Daddy e Biggie per comunicarglielo.

Ed eccoli sul luogo scelto. Biggie in piedi davanti a delle interminabili file di tombe spettrali, vestito di nero e con uno sguardo potente, “come se presiedesse tutte quelle anime. Come se quella fosse la sua casa.” disse Lavine.

Quando il mondo intero vide quella copertina, Biggie non c’era più.
La sua morte donò all’immagine un significato ancora più profondo e Lavine ne fu profondamente toccato, dichiarando “È stato scioccante, davvero senza senso. Come puoi accettare qualcosa del genere? Ti senti impotente. Questa è una delle caratteristiche più potenti delle foto. Ciò ha cambiato radicalmente l’intera dinamica. Hai una foto di un uomo in un cimitero che è morto violentemente settimane dopo – ciò rende l’immagine ancora più emozionante… Non è solo una foto… Qual è il nome dell’album? La vita dopo la morte. Questo è folle. Giocare con il disastro.”

L’album cambiò sicuramente la vita di Michael Lavine, personale e professionale, ma di artisti passati davanti al suo obiettivo e di altrettanti scatti entrati nella storia ve ne sono tanti:

Outkast – cover dell’album Stankonia. Anche questo uno dei migliori album hip hop della storia, che vi invito assolutamente ad ascoltare.

 

Run DMC

 

Kurt Cobain e Courtney Love

 

Wu Tang Clan

 

Eminem

 

Sarà scontato, ma ho scritto questo breve articolo ascoltando “Life After Death” e coincidenza vuole che sia appena iniziata “Sky’s the limit”.

Mi tocca salutarvi con alcune delle parole più belle di Notorius B.I.G.:

“Sky is the limit and you know that you keep on
Just keep on pressin’ on
Sky is the limit and you know that you can have
What you want, pressin’ what you want
Sky is the limit and you know that you keep on
Just keep on pressin’ on
Sky is the limit and you know that you can have
What you want, be what you want, have What you want, be what you want”

A presto!

Tags
Share
error: Content is protected !!